image
 
image

image

La valle dei Templi di Agrigento 


       Per iniziare la visita della Valle dei templi, consigliamo di parcheggiare l’auto nel piazzale antistante il Tempio di Ercole e adiacente l’ingresso all’area dei templi di Giove e dei Dioscuri. Potremo iniziare così l’escursione partendo proprio dal tempio di Giove Olimpico. Adiacente ad esso c’è la vasta area che comprende il tempio dei Dioscuri e il santuario delle divinità Ctonie. Successivamente percorreremo la leggera salita della “Via Sacra”, toccando i templi di Ercole e della Concordia. Se per la grande affluenza di visitatori (specialmente nel periodo estivo) non sarà possibile lasciare il proprio mezzo nel piazzale, consigliamo allora di iniziare la visita della collina partendo dalla parte opposta, ovvero dal tempio di Giunone. Lo si raggiunge dalla via Panoramica dei Templi, e nello spiazzo adiacente la zona recintata sarà possibile parcheggiare l’auto o il pulman. Si dovrà ovviamente proseguire a piedi lungo la “Via Sacra” che sfocia nel piazzale e quindi visitare il tempio di Giove e le zone adiacenti. 

Il tempio di Giove Olimpico  
 
       Il tempio di Giove, voluto dal tiranno Terone per celebrare la vittoria di Himera sui Cataginesi, fu una delle costruzioni più imponenti e maestose del mondo greco. I sui lati misuravano mt. 112,60 x 56,30 per una superficie totale di 6340 mq. All’interno del perimetro del tempio si trova una copia in tufo di uno dei Telamoni, le gigantesche statue alte 7,5 mt. Che gli architetti del tempo misero a sostegno delle strutture del tempio. Il concetto architettonico era per l’epoca di assoluta avanguardia. Nel corso di una campagna di scavi sono venuti alla luce i resti di quattro Telamoni, insieme all’unico rinvenuto intero e oggi collocato nella grande sala del Museo Nazionale di S. Nicola. I Telamoni sono il simbolo della moderna Agrigento. 
 
 
La Kolymbetra 
 
       Un’altra opera che il tiranno Terone volle realizzare per la vittoria della battaglia di Imera, (480 a.C.) fu la Kolymbetra. Era una grande vasca dal perimetro di sette stadi (circa cinque ettari) e profonda venti braccia (circa venti metri) collocata tra il Tempio di Vulcano e di Di oscuri che oltre a servire per l’approvvigionamento idrico di Akragas, divenne vivaio di pesci e ristori di cigni e volatili vari. Dopo poco tempo la vasca interratasi fu trasformata in orto e frutteto diventando una delle aree più rigogliose della zona. Dopo circa venti anni di abbandono, oggi il “Giardino della Kolymbetra “ grazie all’intervento di bonifica operato dal FAI – Fondo Ambiente Italiano – è tornato all’antico splendore. Attraverso i quattro sentieri che lo percorrono, è possibile ammirare le numerose specie di piante della macchia mediterranea oltre ad antiche varietà di limoni, aranci, carrubi, fichidindia, mandorli e secolari olivi saraceni. Di particolare rilievo gli antichi Ipogei o Acquedotti Feaci, gli unici visitabili nella Valle dei Templi , risalenti al V secolo a.C. quando alimentavano l’antica piscina e che ancora oggi sgorgano di limpide ed abbondanti acque utilizzate per l’irrigazione del giardino. 


 
Il tempio di Castore e Polluce  
 
       Il tempio di Castore e Polluce, o dei Dioscuri, collocato più avanti del tempio di Giove Olimpico nell’area sacra delle Divinità Ctonie, cominciò ad essere riordinato nel 1836 utilizzando materiale rinvenuto sul luogo. Per il fascino e la particolarità della sua struttura, è diventato simbolo di Agrigento e della Sicilia Tutta. Databile al 450 a.C., dagli oggetti sacri rinvenuti sul luogo appare chiaro che questo complesso culturale comprende alcuni altari sacrificali, era dedicato a Persefone e a Demetra, divinità alla quali gli akragantini riservano ogni anno particolari festeggiamenti. 
I lati del tempio misurano 38,69 x 16,63, per una superficie di mq. 643. 
Aveva originariamente 13 colonne sui lati e 6 sui fronti. Attualmente ne restano in piedi quattro dell’angolo nod-ovest, sormontate dagli architravi e dalla cornice. Il tempio è chiamato anche delle “tre colonne” poiché, per un’illusione ottica da vari punti di osservazione, una colonna viene coperta dalle altre. Poco più avanti si può ammirare un grande altare circolare dove erano immolati gli animali destinati ai riti sacrificali. In esso un grande canale scavato nella pietra faceva si che il sangue scendesse a propiziare gli dei della terra. 
 
 
 
Il tempio di Ercole  
 
       Lasciata la zona recintata del tempio di Giove, cominciamo ora a percorrere la Via Sacra della Collina dei Templi, partendo dal tempio di Ercole. 
Questo è certamente il più datato fra i templi eretti nell’antica Akragas. Riconducibile al 520 a.C., è di stile dorico e occupa complessivamente un’area di circa 1.700 mq. Le sue dimensioni sono inferiori solo a quelle del tempio di Giove. Gli akragantini erano particolarmente devoti ad Ercole. A questo semidio inviato sulla terra per combattere e distruggere i mostri e le forze malefiche della natura, essi avevano dedicato le “Feste Eraclee”. Narra Cicerone che nel tempio si venerava una stupenda statua bronzea del dio, cui i fedeli ne avevano consumato con i propri baci, le labbra e il mento. Il proconsole romano Verre, che comandava e rubava in tutta la Sicilia, tentò di trafugare nottetempo la statua, ma i suoi uomini non furono in grado di rimuoverla. Dato l’allarme, i cittadini misero in fuga i ladri. Successivamente gli akragantini misero delle guardie a custodia delle numerose opere che la città possedeva. Il tempio fu poi distrutto da un tremendo terremoto; le attuali otto colonne furono risollevate e ricollocate nelle originali sedi negli anni Venti. Il merito dell’opera va all’appassionato archeologo inglese Sir Alexander Hardcastle, la cui tomba può essere visitata nell’angolo N-E del cimitero monumentale di Bonamorone.  
 
 
 
La Villa Aurea 

       Fu proprio Sir Hardcastle che negli anni 20 la acquistò e vi abitò. La villa prende il nome dalla cosiddetta “Porta Aurea” sita poco più sotto il tempio di Ercole. In effetti, si tratta della IV porta della città. Da qui, nel 210 a.C., entrarono i soldati romani comandati dal console Levino dopo sei mesi di assedio.  
 

 
La Necropoli Paleocristiana 

       Risalendo la via Sacra sulla sinistra sotto il livello stradale si incontra un area occupata da tombe scavate nella roccia che costituiscono la Necropoli Paleocristiana. Alcuni ipogei si sviluppano anche fin sotto l’adiacente Villa Aurea. Di particolare interesse è la Grotta Fragapane, con resti di pitture ancora visibili nella roccia. Alcune rovine sono da identificare con il periodo tardo imperiale.  
 

 
Il tempio della Concordia  
 
       Si tratta di una tra le più significative espressioni dell’architettura punto di riferimento nel panorama della Valle, fu edificato nel V secolo a.C. e presenta 6 colonne sulle due facciate e 13 sui lati lunghi. Il suo nome deriva da un’iscrizione latina di età imperiale ritrovata nei pressi del tempio. In essa veniva ricordata la ritrovata concordia dopo una nota discordia del popolo akragantino che tuttavia non sembra aver alcun nesso con il tempio stesso. Nel VI secolo il vescovo agrigentino Gregorio trasformò questo tempio a chiesa di culto cristiano, salvando così dall’abbandono e dalla distruzione e consentendo che giungesse a noi sostanzialmente intatto nella struttura. Benché ad una osservazione richiami il Partenone di Atene, ne differisce però per il numero delle colonne, per il materiale di costruzione, per il minore sfarzo, per le dimensioni. 
 
 
 
Il tempio di Giunone (Hera Lacinia) 
 
       Proseguendo lungo la Via Sacra è possibile ammirare le mura e le fortificazioni greche ben visibili lungo la cresta della collina tra il tempio della Concordia e il tempio di Giunone. Il percorso è caratterizzato da susseguirsi di numerose tombe ad arco bizantino scavate nella roccia. 
Il tempio di Giunone o di Hera Lacinia, di stile dorico, fu edificato nel 460 a.C.. Originariamente comprendeva 34 colonne. Attualmente il tempio ne conserva 25 erette intere con il loro architrave, e nove spezzate. 
Situato all’estremità est della collina dei templi, dal promontorio su cui si erge, il visitatore può godere di una stupenda veduta a 360 gradi che spazia dalla città moderna al mare, con ai propri piedi i resti delle antiche mura crollate sparse sull’arido pendio della collina.  


 
 
La Tomba di Terone 

       Poco fuori Porta Aurea sorge il monumento funerario arbitrariamente attribuito al tiranno Terone. Il mausoleo che è di epoca successiva presenta una mescolanza di stili ed è di tipo greco-asiano. 
Esso fu eretto intorno al 75 a.C. probabilmente in onore dei legionari caduti durante le guerre puniche. Si tratta tuttavia di supposizioni. E’ stata addirittura avanzata ipotesi che si trattasse di una tomba dedicata ad un cavallo. Il suo vero “inquilino” rimane però ancora sconosciuto. Negli scavi compiuti in questo luogo sono state rinvenute epigrafi in latino.  


Il tempio di Esculapio 

 
       Eretto nella seconda metà del V secolo a.C. questo tempio si trova a circa 800 metri a sud dalle mura della città e dalla tomba di Terone, nella compagna che ospitò gli assedianti romani nel 262 a.C.. proprio a ridosso del tempio, infatti, Valerio e Ottacilio si accamparono con le loro truppe e il luogo quindi prese il nome di “campo romano”. Largo mt. 10,70 e lungo 21,70 in questo tempio si venerava il dio della medicina figlio di Apollo e della ninfa Caronide. 
Particolarità del tempio erano le due false colonne poste su ciascuna delle due facciate. Il tempio nell’antichità era molto noto e fu decantato anche da Cicerone. Custodiva una splendida statua di Apollo, capolavoro di Mirone che l’aveva firmata a lettere d’argento su una coscia. L’opera fece parte del bottino dei cartaginesi, ma Scipione la riporto dall’Africa restituendola agli akragantini. Fu rubata successivamente da Verre che per questa ed altre ruberie si meritò l’appellativo di “ladro pubblico”.  
 
  

Il tempio di Vulcano

 
       Dedicato al dio del fuoco, questo tempio lo si può raggiungere attraverso la 2trazzera” che si diparte dalla vecchia strada per Porto Empedocle e quindi passa sotto il ponte ferroviario del vallone S. Anna. Posto su un dirupo da cui si gode una vista molto affascinante, la sua edificazione risale al 430 a.C.. Probabilmente fu l’ultimo tempio ad essere stato edificato nel periodo di massima espansione monumentale. Oggi restano solo due colonne mozze delle 34 originarie.  
Dopo aver visitato tutta la collina dei templi, consigliamo di riprendere il mezzo per spostarci in direzione di S. Nicola e visitare cos’ il Museo Archeologico con l’adiacente chiesa e il Quartiere Ellenistico Romano.  
 
 
 
La chiesa di S. Nicola e Museo Archeologico


       La chiesa di S. Nicola, risalente al XIII secolo. Adiacente ad essa sorge la struttura che accoglie il Museo Archeologico. 
Semplice ma armoniosa nella sua elevazione, la chiesa conserva in una cappella laterale il famoso sarcofago di Fedra, reperto archeologico di inestimabile valore, ancora in stato di splendida conservazione. Rinvenuto nel corso dell’800 nella necropoli romana di Agrigento, risale al III secolo d.C. e raffigura il dolore di Fedra per la morte del suo amante Ippolito, Secondo la leggenda fu la collera di Nettuno a provocare la morte del giovane amante. Mentre egli passava sulla spiaggia sul suo cocchio, improvvisamente dal mare emerse un mostro che fece imbizzarrire i cavalli provocando la caduta e la morte di Ippolito.  
Di indubbia importanza mondiale, il Museo Archeologico occupa un’area un tempo occupata da una abbazia cistercense. Notevole è la quantità di materiale e di reperti archeologici esposti in tutte le sale. Suddivisi per periodo, essi coprono oltre 3000 anni di storia. Imponente e maestosi il Telamone, il gigante di pietra, proveniente dalla struttura del tempio di Giove Olimpico, è collocato all’interno della sala più grande del museo insieme al altri affascinanti reperti e plastici. Adiacente al museo, sul lato sinistro dell’ingresso alla chiesa, troviamo l’Oratorio di Falaride, tempietto di non facile attribuzione di mt. 10,90 x 7,40. Secondo un’antica leggenda qui sorgeva il palazzo di Falaride, tiranno di Akragas. In effetti però l’edificio non ha nulla a che vedere con questo tiranno ricordato più per la sua crudeltà e per il metodo usato per giustiziare i sui nemici che per l’abilità di politico. La tradizione vuole che avesse fatto costruire un toro di bronzo in cui venivano rinchiusi i malcapitati mentre un fuoco veniva acceso sotto il ventre della statua. Le grida dell’uomo richiuso uscivano fuori attraverso la bocca del toro come lucubri muggiti. Si narra che il primo a provare tale tortura sia stato Perilao, l’artefice stesso di questo strumento così sciaguratamente ingegnoso. Antistante l’Oratorio è l’”Ekklesiastérion”, un piccolo anfiteatro che poteva ospitare 3000 cittadini che lì si riunivano per proporre leggi e discutere i problemi della città. Ogni riunione era preceduta dal sacrificio al dio Zeus di un vitello o di un maiale.  
 

Quartiere Ellenistico Romano

       Proprio di fronte l’area di S.Nicola, sull’altro lato della statale, si trova l’accesso al Quartiere Ellenistico-Romano. Vi si possono ammirare interessanti resti di ville patrizie akragantine e diversi mosaici ancora perfettamente conservati. Vasto oltre 10.000 mq. È stato portato alla luce dagli scavi effettuati nella metà degli anni ’50. Le abitazioni, gli acquedotti, le botteghe, le taverne, testimoniano della precisione e della razionalità del piano urbanistico dell’antica Akragas, frutto dell’ingegno dell’architetto Ippodamo da Mileto. Questo insediamento che risale al III secolo a.C. fu abitato fino al V secolo d.C..  
 
 
 
Il tempio di Demetra - San Biagio 


       Continuando a salire verso il centro cittadino percorriamo la Passeggiata Archeologica, seguendo le indicazioni per la Chiesa di san Biagio. 
Un viadotto adiacente al cimitero monumentale di Bonamorone ci condurrà sul posto. Di importanza stilistica tipica del periodo normanno, la chiesa fu eretta nel XIII secolo sui resti ancora oggi visibili del basamento del tempio di Demetra. 
Posta in posizione panoramica, dallo spiazzo antistante si domina tutta la Valle dei Templi. Più in basso, si trovano i resti della Porta di Gela con il sistema a tenaglia e l’ingresso al Santuario Rupestre delle divinità Ctonie. 



image
image
image
home chi siamo dove siamo cosa offriamo foto galleria eventi albo
contatti itinerari lampedusa links provincia S.Calogero siculiana valle