Festa del SS. Crocifisso Siculiana Agrigento
3 di Maggio Festa del Santissimo Crocifisso di Siculiana
Il SS. Crocifisso
Il Simulacro del SS. Crocifisso è una scultura in leccio smaltato marrone cupo,
raffigurante il Cristo appena spirato. I lineamenti purissimi del volto mesto,
sereno e imponente, incutono riverente timore. È appoggiato tutto di peso sulle
ginocchia piegate. La statua sembra che si stia per staccare dalla croce e
protendersi verso chi lo guarda. Il vescovo di Girgenti Monsignor Rhini, con
Bolla del 14 febbraio 1681, eresse in titolo nella Chiesa Madre di Siculiana la
Confraternita del SS. Crocifisso o dei 33, i cui confrati in quel giorno
ricevettero in dono dalla Confraternita del SS. Sacramento, che ne erano i
vecchi proprietari, il taumaturgo Simulacro del SS. Crocifisso. Pertanto, la
scultura deve essere stata realizzata non più tardi del 1600, sebbene potrebbe
trattarsi di un'opera del 1300 o ancora anteriore: alcuni la credono bizantina,
rimasta per secoli tra le macerie del vetusto Castello di Siculiana. Per una
tradizione popolare si ritiene che il SS. Crocifisso, diretto a Burgio, capitò
a Siculiana, dove i carrettieri che lo stavano trasportando fecero sosta in un
fondaco del Casale chiaramontano. Accadde che sulla cassa contenente la statua
vi si sedette un cieco (o uno zoppo) che subito guarì. I siculianesi,
meravigliati dell'accaduto e saputo del contenuto della cassa, non vollero che
il Crocifisso ripartisse per giungere a destinazione e lo portarono al Castello.
Nacque una contesa con la gente di Burgio e si convenne ad una sorta di gara:
posta la cassa su un carro tirato da buoi, se questi avessero superato il
torrente adiacente al paese si sarebbe aggiudicata la vittoria Burgio, viceversa
avrebbe vinto Siculiana. I buoi non oltrepassarono il corso d'acqua e così il
Crocifisso rimase ai siculianesi. Temendo che venisse trafugata dai burgitani o
dai pirati maomettani, tutto l'anno la statua si custodiva murata all'interno
della Cappella del Castello. Nei primi del XVII sec. d.C. il SS. Crocifisso fu
traslato nella Chiesa Madre e sistemato nella cappella laterale adiacente al
battistero, oggi della Pietà. E quando nel 1813 si conclusero i lavori di
ampliamento, il Simulacro fu collocato sull'altare maggiore, tribuna ove si
conserva tuttora. Riguardo al SS. Crocifisso vi è una antica costumanza: la
caduta (calata) del velo. È un momento suggestivo e di grande devozione per i
fedeli, che si celebra con solennità il 2
maggio. Questo rito, al canto dell'inno "A Te lode o
Crocifisso", rievoca la caduta del muro, che storicamente custodiva la
statua all'interno della Fortezza Chiaramontana.Veniva riportata alla luce ed
esposta nella Cappella del Castello il giorno prima della festa; tutti i fedeli
si preparavano al grande giorno di grazia, che sarebbe stato il successivo, con
la solenne festa del 3
maggio. Fa parte della tradizione portare, ancora oggi, ogni tre
maggio, il Simulacro in processione nella via Castello fino all'ingresso del
Maniero medievale. Diverse manifestazioni prodigiose sono state ascritte alla
storia del taumaturgo SS. Crocifisso e tra le altre quella del 1843 e del 1897,
quando durante la processione la bara ebbe dei comportamenti razionalmente
inspiegabili. Una ricca tribuna fu realizzata a mo' di cielo per la bara, ma a
causa della grande mole che rendeva difficoltoso il trasporto del fercolo in
processione per le vie del paese, è stata sistemata nel Cappella del Battistero,
sul fonte battesimale. In passato la bara è stata tenuta in gran pregio dai
siculianesi: avere un posto da portatore era un privilegio tanto speciale che i
padri lasciavano nei testamenti il loro diritto come prezioso legato ai figli.
Il 3 maggio 1939 Monsignor Giovanni Battista Peruzzo venne a Siculiana per
incoronare, in Piazza Umberto I, il SS. Crocifisso con una corona d'oro offerta
dai devoti. Il cinquantenario dell'evento è stato ricordato con ogni solennità
il 3 maggio 1989, alla presenza del Vescovo di Agrigento, Monsignor Carmelo
Ferraro. Una pratica di culto devozionale tipica al SS. Crocifisso è il
pellegrinaggio penitenziale fino ai piedi del Simulacro fatto, spesso, a piedi
scalzi, dai siculianesi e dalla moltitudine di fedeli provenienti da ogni dove,
specie nei giorni di festa.
Testo di Tonino Casatuto
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